Identità sessuale

Siamo abituatə a pensare che esistano solo due generi (maschio e femmina); che i maschi sono attratti dalle femmine e che le femmine siano attratte dai maschi. Tuttavia questa concezione, che possiamo definire binaria, è tanto diffusa quanto scorretta. Se siamo statə abituatə a vedere il genere come categorie ben distinte, ora dovremmo abituarci a vederli come uno spettro, in cui il femminile e il maschile sono solo due delle innumerevoli possibilità.

Sesso biologico/genere assegnato alla nascita

Quando si parla di sesso biologico, ci si riferisce a quello determinato geneticamente e che può trovare espressione nei caratteri sessuali primari (genitali) e secondari (peluria, seno, barba…). Il genere assegnato alla nascita è quello che appare sui documenti, che in Italia è o femmina o maschio. Perché distinguerli? Perché i due generi che compaiono sui documenti non sono gli unici possibili. No, neanche “biologicamente”.

Esistono infatti delle persone, dette intersessuali, che non presentano i cromosomi XX o XY. Ma non solo: da studi recenti è emerso che il sesso biologico non è determinato solo dai cromosomi sessuali, ma anche da altre parti del genoma, dando vita ad ancora più possibilità.

Identità di genere

Si riferisce alla percezione soggettiva che ogni persona ha rispetto al genere di appartenenza. Essendo uno spettro, le possibilità sono infinite: potenzialmente, esistono tante identità di genere quante sono le persone vissute nel mondo.

All’interno di questa categoria, possiamo definire due sottoinsiemi: le identità binarie (sia cisgender M, F, che transgender MtF, FtM) e quelle non binarie (genderfluid, agender, bigender, gender queer, non binary…).

L’identità di genere è la dimensione che conta maggiormente nel definire una persona e non il sesso biologico, né tanto meno il genere assegnato alla nascita. Davvero sono più importanti i genitali dell’autodeterminazione e, di conseguenza, il benessere della persona? Credo proprio di no.

Orientamento sessuale/orientamento romantico

Si riferisce al genere delle persone verso le quali si prova attrazione sessuale e romantica. Per intenderci, la prima dice con chi si avrebbero rapporti sessuali, e la seconda con chi si avrebbero relazioni romantiche. (Ma attenzione, è una definizione così semplificata da essere non del tutto esatta!)

Non sempre le due dimensioni coincidono: ad esempio, una persona può essere bisessuale ed etero romantica, un’altra asessuale e panromantica.

Ruolo/espressione di genere

Questa componente si riferisce al modo in cui una persona si presenta. Va da sé che è quella più determinata da cosa è ritenuto stereotipicamente più femminile o più maschile. Se pensiamo che fino a 100 anni fa il rosa era considerato un colore maschile e l’azzurro un colore femminile…

Adesso che forse abbiamo compreso meglio l’identità sessuale, chiariamo un ultimo concetto fondamentale: nessuna delle possibile combinazione tra sesso biologico, identità di genere, orientamento sessuale/romantico ed espressione di genere è patologico.

Ripetiamolo: NESSUNA COMBINAZIONE È PATOLOGICA, MA È ESPRESSIONE NORMALE E NATURALE DELL’IDENTITÀ UMANA.

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